Breaking Nazgul

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Breaking Nazgul

Coloro che dei Nove Anelli, quelli destinati agli Uomini, si servirono, in vita divennero potenti; Re, Stregoni, Guerrieri come solo un tempo ve n’erano. Si conquistarono gloria e grandi ricchezze, che però si volsero a loro danno. Avevano, a quanto sembrava, vita imperitura, pure la vita divenne loro intollerabile. Potevano aggirarsi, volendolo, invisibili agli occhi di tutti in questo mondo sotto il sole, e vedere cose in mondi invisibili ai mortali; ma troppo spesso non vedevano che fantasmi e finzioni di Sauron. E uno a uno, prima o poi, caddero sotto il giogo dell’anello che possedevano e, peggio ancora, sotto il dominio assoluto dell’Unico Anello di Sauron. Divennero per sempre invisibili se non a colui che portava l’Anello di Dominio ed entrarono nel reame delle ombre. Erano essi i Nazgûl, i Fantasmi dell’Anello, i più temibili servi dell’Avversario; la tenebra li accompagnava, ed essi urlavano con la voce della Morte.

È così che Tolkien racconta la genesi dei Nove Cavalieri Neri, che danno la caccia a Frodo per conto di Sauron. Cappe nere, sotto cui non si cela niente, se non urla tanto raccapriccianti da raggelare il cuore e far cadere le armi dalle mani. Eppure, con questo vertiginoso salto indietro nel “Silmarillion”, scopriamo che invece ciascuno di quelle ombre senza faccia, senza nome, senza voce, un tempo li aveva tutti e tre. Era stato un uomo capace di ridere, amare, piangere. Che era stato amato, odiato, o magari semplicemente ignorato, come ciascuno di noi. Da principio. Perchè, lo dice il testo stesso, prima o poi quegli uomini avrebbero dimostrato di essere grandi. Nobili, colti, potenti; magari coraggiosi, magari semplicemente audaci, ma, appunto, grandi, come nel primo aggettivo con cui Manzoni apre la sua descrizione dell’Innominato: “Era grande…” Ed ecco che Tolkien inserisce un “Yet”, un “Eppure”, e, in poche righe, somma giorni, mesi, anni, nei quali le intenzioni iniziali, più o meno buone, portano comunque, passo passo, a scendere all’inferno. A mentire, uccidere, distruggere. Ad accumulare quello che nessuno potrebbe sognare, e al tempo stesso perdere quello che solo negli incubi temiamo di vederci strappare via.

È una di quelle storie dell’orrore che puoi percorrere avanti o indietro, come ti pare: partire dall’ombra ingobbita che annusa e strilla, o dal valoroso guerriero del passato, e il brivido sta proprio nell’avvertire nell’uno l’eco o la profezia dell’altro.

Ecco, mi trovo spesso a scrivere e parlare di letteratura di genere, e quasi sempre a un certo punto avverto l’esigenza di saltare gli steccati, e ricordare come le grandi storie dialoghino sempre tra loro. A volte un grande fantasy riecheggia più in un noir o in giallo che in tanti suoi epigoni. Per questo mi sento convintamente di dire, a chiunque sia rimasto colpito da quel passo di Tolkien, che la storia dei Nazgul è stata raccontata, e nel dettaglio. E non in un libro di Tolkien, né in un altro libro fantasy, anche se un romanzo simile esiste, ed è lo splendido, lavico ciclo “A land fit for heroes” di R. K. Morgan, con il suo Lord Ringil. Non parlo neppure di un film ispirato a Tolkien stesso.  Certo, ne “Lo Hobbit” di Peter Jackson una delle aggiunte più riuscite è proprio l’indagine dell’archeologo-commissario Gandalf, che scopre le tombe dei Nove, sigillate per seppellirci dentro quelli che erano stati uomini, ed erano ormai dei mostri. Tutte scoperchiate dall’interno. Una bella trovata senza dubbio, ma non è di questo che sto parlando.

Volete davvero sapere cosa succede a un uomo di grandi doti personali e forte volontà, un uomo d’ingegno che, per fronteggiare la disperazione e aggirare la morte e la sconfitta, faccia un patto col diavolo, diventato passo passo schiavo di ciò che crede di controllare e che pare garantirgli una realizzazione un tempo inimmaginabile? Volete davvero vedere cosa voglia dire diventare un mostro di ferocia, calcolo, violenza, restando al tempo stesso buoni, gentili, magari persino goffi? Cosa voglia dire che le proprie più nobili aspirazioni possano restare avviluppate alla menzogna, al ricatto, all’omicidio, affondando sempre più nelle sabbie mobili, magari nell’illusione inebriante di avere il controllo su tutto? Volete DAVVERO assistere alla storia di uno Spettro dell’Anello, uno di quei grandi che i posteri sigillano in tombe di odio e disprezzo, e che tuttavia aveva saputo coccolare una figlia con delicatezza, che aveva amato, riso, pianto, magari negli stessi giorni o negli stessi istanti in cui minacciava, spaventava, uccideva?

Allora guardatevi quella che per me resta una delle più grandi narrazioni degli ultimi anni. Epica. Avvicente. Straziante. Con l’inesorabile sentore delle cose vere. Guardatevi BREAKING BAD

https://www.youtube.com/watch?v=8h-iAZBtNrs

Se volete leggere tra le righe di quel passo del “Silmarillion”, non andate oltre. Potete seguire tutto il processo. Avrete tutto quello che vi occorre per vedere che Tolkien aveva ragione. Con la sorpresa aggiuntiva di scoprire come ascoltare un Nazgul possa rivelarsi inaspettatamente doloroso e commovente. Perchè il tragitto della rovina e dell’orrore è costellato di tutto ciò che conosciamo, e magari amiamo, anche noi. Non conosco storia che racconti, illustri, incarni meglio il “E nel buio incatenarli” dell’Anello di Tolkien. Senza spade e corazze. Senza cavalli e cappe nere. Tra barbecue e suv, avvocati da quattro soldi e licei di seconda categoria. Ma la magia nera c’è. Eccome.