Chi ha ucciso Sauron? Il giallo rock di G. R. R. Martin

nazgul

 

Lo ricordava molto bene un altro “mago” della narrativa fantastica americana, Stephen King: “gli hobbit andavano forte… durante il grande festival di Woodstock”. Ed è proprio da un’ ultima eco di quel fascino che prende le mosse il romanzo “Armaggedon Rag” con cui il George R. R. Martin del “Trono di Spade” ha provato a raccontare i sogni, le contraddizioni, le segrete violenze degli anni della Contestazione, nelle parole dello stesso King “il miglior romanzo che ho mai letto sulla cultura pop americana degli anni ’60.” La storia è quella di un giornalista ex sessantottino, rassegnatosi ad aver fatto delle speranze giovanili materiale per i suoi romanzi: alla ex che si ritrova descritta e protesta “Almeno hai scritto che era brava a letto… ma l’ hai uccisa!” egli  risponde “Non pensi che sia stato più toccante così?” Un uomo che si trova ad incrociare i contestatori fattisi professionisti compiaciuti- “Ti trovi a desiderare tutte quelle comodità borghesi su cui tanto sputi quando sei un ragazzino stupido”- o svampite adoratrici della natura rifugiatesi nei thè fatti in casa e nell’ assenza di televisione, che alla sua protesta di non essere mai stato ideologico neppure a favore della rivoluzione –“Non volevo distorcere deliberatamente i fatti”- ribattono serafiche “la verità è più grande dei fatti”. Tante sfumature del medesimo prisma, e che in fondo gli fanno sempre silenziosamente chiedere: “Che è successo a tutti noi? A tutti? …Era l’ alba della stramaledetta Era dell’ Acquario, ricordi? Quando la pace avrebbe guidato i pianeti e l’ amore avrebbe mosso le stelle. Solo che la pace e l’ amore si sono rivelati pantaloni a zampa d’elefante, capelli lunghi e minigonne, e sono certo di non sapere più chi sono i cattivi…credo che noi siamo alcuni dei cattivi.” Ed ecco presentarsi un evento inaspettato, che nella sua violenza insinua da subito la possibilità di ripercorrere criticamente gli anni passati e, forse, riviverli: chiamato a scrivere un pezzo sulla morte dell’ ex-promoter di un gruppo rock cupamente tolkieniano, che si erano chiamati Nazgul  come i fantasmi dell’ Anello- “talmente bravi che spaventavano la gente”- legati da un contratto blindato appunto ad un affarista senza scrupoli ribattezzato, ovviamente, Sauron come il malvagio Occhio della saga. E proprio questo Sauron miliardario viene ucciso nella ricorrenza di un vecchio concerto, che con la sua  forza tenebrosa e un inattesa conclusione nel sangue aveva troncato le speranze ancora vive nel petto di tanti che ancora credevano che la musica ci salverà: “Woodstock è stato l’ alba, Altamond il tramonto e West Mesa è stata la mezzanotte più nera, pura, da incubo.” E’ questa l’ occasione per un viaggio nello spazio e nel tempo, giocato con maestria da Martin su un doppio binario: da una parte la cerca degli ex-compagni di lotta mette ancor più a nudo le rughe, i compromessi, le sconfitte grandi e piccole; gli stessi ex componenti del gruppo sono adesso infiacchiti dalla mezza età, tanto da sostituire un vistoso e patetico contrasto con l’ immagine cupa e stilizzata del loro ultimo cd: “Sullo sfondo un grosso e luminoso sole viola dava risalto alle loro figure, gettando lunghe ombre nere come il peccato, affilate come la lama di un coltello.” Dall’ altra la musica mantiene tutto il fascino della sua magia, ed una impensabile riunione del gruppo l’ antico incantesimo si dimostrerà ancora pericolosamente capace di ridestare oscure emozioni sopite, un coltello niente affatto smussato E’ davvero difficile fare un romanzo sulla musica- così come sulla pittura- eppure Martin ci riesce appieno, e la sua prosa, che covava ancora le sue storie più celebri, non incanta e seduce meno tra vecchie autostrade polverose, groupie e tossici che tra guerrieri e draghi. Aveva ragione King, vi era magia, buona e cattiva, “nel fango dei campi di Max Yasgur”. Il punto è se è possibile distinguerle, e come.

G. R. R. Martin, “Armageddon Rag”, Gargoyle Books

Per gentile concessione de “Il Foglio”